venerdì 5 aprile 2013

Cremini alla banana

Cremini alla banana

Pubblicato da I love Foods a 03:22

Ciò che rende questi cremini particolarmente sani è l’aggiunta del pizzico di caffè espresso. Il caffè è uno dei principali attori nel mondo della salute infatti, il suo consumo regolare è stato associato a riduzione del rischio di una persona di sviluppare il diabete di tipo 2, il tumore alla prostata e dell’endometrio, e può anche proteggere contro l'insufficienza cardiaca e la demenza.
Due fette a porzione

Ingredienti:
1 Banana
85g di cioccolato fondente al 70% o superiore
1/2 cucchiaino da tè di caffè espresso istantaneo

Procedimento:
Affettare la banana in 16 fette. Con degli spiedini infilzare 2 fette alla volta, metterli sulla carta da forno e congelare 1 ora. Sciogliere a bagnomaria il cioccolato, il caffè espresso e mescolare continuamente fino a che 3/4 del composto sia fuso. Togliere il pentolino dal fuoco e continuare a mescolare fino a quando il composto sia completamente sciolto. Prendete le fette di banane dal freezer e immergerle nel cioccolato fino a completo rivestimento, metterle sulla carta forno e successivamente in frigo per 30 minuti. Servire


Informazioni nutrizionali per porzione:
Kcal: 70
Sodio: 210mg
Zuccheri: 2 g
Colesterolo: 0 mg
Grassi saturi: 0g
Fibra: 4g
Proteine: 6g
Carboidrati: 17g

Il latte fa male?

Il latte fa male?

Pubblicato da I love Foods a 02:25

Il latte è il primo, vitale alimento dei cuccioli di ogni specie di mammifero. Finito lo svezzamento, però, solo i cuccioli d'uomo continuano a consumarlo, in quantità variabili a seconda dei Paesi, delle mode e persino dell'eredità genetica che si ritrovano. Un rapporto complicato quello tra uomo e il latte e diversi studi sembrano confermare l'opinione di molti nutrizionisti e mettono in dubbio i benefici generalmente attribuiti al latte di origine animale, fino a considerarlo addirittura un pericolo per la salute. Cerchiamo di fare chiarezza su questo dibattito, che si è riacceso con la pubblicazione, negli ultimi mesi, dei risultati allarmanti di alcuni studi condotti su vasti campioni di popolazione negli Stati Uniti e in Europa. Decine di migliaia i soggetti sotto osservazione, selezionati tra "categorie" significative perché composte da individui motivati sui temi dell'alimentazione: per lo più medici, ma anche persone che si riconoscono in particolari filosofie alimentari, dai vegani ai vegetariani fino ai difensori della carne a ogni costo. 
Il fantasma che anima la discussione sul latte è il cancro, in particolare quello alla prostata e al seno, che le "evidenze statistiche" delle ultime ricerche hanno appunto messo in relazione col consumo di latticini. Negli Usa, col programma decennale Physicians Health Study sono stati tenuti sotto osservazione 20.855 medici (maschi), divisi in due gruppi: i "consumatori di latticini", con oltre 2 porzioni e mezzo di latte e derivati al giorno, e coloro che invece di questi prodotti fanno un uso molto ridotto (mezza porzione) o addirittura nullo. Tra gli individui del primo gruppo la probabilità di sviluppo di cancro alla prostata è stata superiore del 30%. Un secondo programma di ricerca, Health Professionals Follow-Up Study, avviato nel 1999, ha monitorato circa 50.000 soggetti. Tra questi, i grandi consumatori di latticini hanno sviluppato una percentuale di rischio di insorgenza di cancro alla prostata del 70% superiore rispetto all'altro gruppo. Ma c'è di più: dai dati raccolti i ricercatori hanno dedotto che la percentuale di rischio cresceva in modo rapidissimo tra quanti avevano un consumo medio giornaliero di calcio di 2.000 mg (2 grammi) o più. E così hanno messo in relazione diretta il cancro alla prostata con il calcio, uno degli elementi dei latticini a cui si attribuisce più importanza, presente nel latte in quantità variabile attorno ai 120 mg per 100 grammi di parte commestibile (il riferimento è al latte di vacca Uht intero). Un più recente programma di ricerca finlandese su un campione di 29.133 uomini specifica con maggiore chiarezza il rapporto tra tumore e calcio: nel gruppo con un'alimentazione ricca di calcio (più di 2 grammi al giorno) la percentuale di rischio è stata del 63% superiore rispetto a chi ne ha consumato meno di 1 grammo al giorno. L'eccesso di calcio ali
mentare inibirebbe l'attivazione della vitamina D, essenziale alla salute della prostata. E nella popolazione femminile, le ricerche evidenziano risultati simili per i rischi relativi al tumore al seno. 
 
Il calcio contenuto nel latte e nei suoi derivati contribuisce alla solidità della massa ossea? È un'assicurazione contro l'osteoporosi? I risultati del National Health and Nutrition Examination Survey (Stati Uniti) non sembrano lasciare spazio a dubbi: l'assunzione di calcio non dimostra effetti protettivi. Il motivo andrebbe cercato nelle proteine animali di cui è ricco il latte stesso (e le carni, è naturale). Le proteine "mobilizzano" il calcio dalle ossa, proprio come se lo grattassero via, provocandone poi l'escrezione per via urinaria. La ricerca, per la verità, evidenza che lo stesso effetto ce l'hanno anche il sale, la caffeina, il tabacco... ma ciò non impedisce alle "linee guida dietetiche" degli americani di suggerire una dose massima giornaliera di un bicchiere di latte. 
Una prima reazione forte a questi risultati viene da Gregory Miller, vice presidente del National Dairy Council, la potente lobby americana dei produttori di latte e derivati: «Altre ricerche indicano invece una stretta relazione tra il consumo di latticini e l'ottima salute delle ossa, buoni valori di pressione arteriosa e una sostanziale riduzione del rischio di cancro al colon», afferma. Potrebbe sembrare una difesa d'ufficio, ma non è così, perché le ricerche a cui fa riferimento sono altrettanto ampie e autorevoli, condivise da una parte della comunità dei nutrizionisti. «Il vero problema», continua Miller, «sta nell'identificare ciò che davvero scatena il cancro e in quale momento, perché ogni cellula che potrebbe sviluppare un tumore attraversa una lunga serie di "stati pre-tumorali" la cui natura è tutt'altro che nota. Un fattore esterno qualunque potrebbe essere potenzialmente scatenante in una fase e innocuo in un'altra.» E questo spiegherebbe perché ricerche sostanzialmente simili possano arrivare a risultati opposti: «Il consumo regolare di latticini riduce il rischio di tumore al seno dopo la menopausa», dichiarava Marjorie L. McCullough al congresso dell'American Cancer Society (Atlanta, dicembre 2005), forte dei risultati di una ricerca su 68.876 donne. 
Tutto ciò davvero non aiuta a fare chiarezza, e lo ha ben sottolineato il dottor Francesco Cipriani, dell'Agenzia Regionale di Sanità (Toscana) nel corso di un convegno sul rapporto tra alimentazione e salute: «L'insieme delle "evidenze" riassunte dalle commissioni internazionali sui rapporti tra latte e derivati e le patologie tumorali non è conclusivo. Né per un effetto protettivo, né per uno di rischio». Allora come dobbiamo comportarci nelle nostre abitudini alimentari? La conclusione di questo dibattito è ancora lontana, ma, nel dubbio, probabilmente moderare i consumi di latticini fin dai primi anni di vita sembra essere la scelta migliore. Un bicchiere di latte può bastare. Almeno finché non ne sapremo di più...

mercoledì 3 aprile 2013

Barrette energetiche

Barrette energetiche

Pubblicato da I love Foods a 02:27

Queste barrette energetiche non richiedono cottura e sono state ideate per aiutare a combattere il crollo di metà giornata! La combinazione di proteine, fibre e antiossidanti stabilizzeranno la glicemia e aumenteranno la vostra energia.

Ingredienti
1 tazza di avena a cottura rapida, cruda
1/3 tazza di amarene essiccate
1/2 tazza di burro di arachidi
3 cucchiai di miele
1 cucchiaino di vaniglia

Indicazioni
Mescolare gli ingredienti insieme in una ciotola.
Stendere il composto in una teglia e mettere in frigo per 2 ore.
Affettare e gustare! Conservare in frigorifero le barrette non consumate.

Stanchezza primaverile? La dieta dei colori ti aiuta


Problemi d’insonnia? Sfruttate l’azione “rilassante” del blu dei frutti di bosco e delle melanzane, l’azzurro del pesce per fornire la Vitamina B6, il bianco di latte e dello yogurt per assicurare il giusto fabbisogno di calcio e di Vitamine B12.
La stanchezza di primavera si combatte anche così!
Magnesio, calcio, zinco e vitamine del gruppo B per aumentare la produzione di energia; Probiotici per migliorare la flora intestinale e favorire l’attività dei muscoli, grazie all’azione dei batteri che vivono nel nostro apparato digerente. E ancora, il bianco del riso, il marrone scuro del cacao e del cioccolato, il tenue grigio della crusca e il marrone dei legumi sono ottime fonti di magnesio.
Molto utile, in questi periodi, può essere l’assunzione regolare di yogurt con probiotici, non solo perché assicura un valido quantitativo di calcio e Vitamina B12, ma anche perché contribuiscono a mantenere ottimale il microbioma intestinale, favoriscono e regolano la digestione degli alimenti e soprattutto contribuiscono a creare energia utilissima per il corpo e aiutano a mantenere i muscoli in forma,  assicurando una miglior riuscita e una maggior resistenza nell’attività fisica.

sabato 30 marzo 2013

Aprile: il mese della Prevenzione dell’Ictus Cerebrale


Prende il via la Campagna di sensibilizzazione alla prevenzione dell’ictus cerebrale, grazie all’impegno delle circa 70 Associazioni nazionali, che fanno riferimento alla Federazione A.L.I.Ce. Italia Onlus (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale), con numerose iniziative in tutta Italia.
Nel nostro Paese si verificano oltre 200mila casi di Ictus ogni anno e ben 930mila persone ne portano le conseguenze invalidanti, ma oltre il 50% degli italiani non conosce la malattia, e soprattutto non è al corrente che dagli inizi degli anni 2000 l’Ictus si può curare, mentre negli ultimi anni è stato dimostrato che una corretta prevenzione potrebbe evitare oltre l’80% dei casi: l’adozione della dieta mediterranea, il controllo della pressione arteriosa e della fibrillazione atriale, oltre all’astensione dal fumo e alla pratica di regolare attività fisica, rappresentano i fattori critici della corretta prevenzione.
L’Ictus non è però soltanto una malattia dell’anziano, come comunemente si crede: circa 10.000 casi, ogni anno, riguardano infatti soggetti con età inferiore ai 54 anni e l’incidenza dell’Ictus in soggetti giovani cresce di anno in anno. Secondo uno studio pubblicato da Neurology, negli ultimi 20 anni, la percentuale di persone tra i 20 ed i 54 anni, colpite da questa patologia, ha subito un incremento dal 13% al 19%; l’Ictus giovanile è la malattia neurologica più frequente dopo il trauma cranico; ad alcuni fattori di rischio “tradizionali” come ipertensione, fumo e aumento del colesterolo, ne va aggiunto uno nuovo, l’uso di droghe, dalle anfetamine alla cocaina, aumentato di 10 volte dal 1994 al 2005.
Non solo la prevenzione è determinante, ma anche gli interventi tempestivi. In diversi migliaia di casi si potrebbero poi azzerare o ridurre drasticamente gli effetti invalidanti con delle cure adeguate prestate nelle primissime ore dall’inizio dei sintomi.
Fondamentale a questo scopo è il trattamento trombolitico che, se effettuato entro le 4,5 ore dall’inizio dei sintomi in un Centro attrezzato per l’Ictus (STROKE UNIT), permette a circa un terzo delle persone, colpite da Ictus ischemico, di rientrare nel giro di pochi giorni alle proprie abitazioni, completamente guarite, e a quasi un altro 50% di tornare a casa in buone condizioni funzionali. Lo stesso vale per i pazienti colpiti da Ictus emorragico per i quali il trattamento presso strutture dedicate e da personale specificamente addestrato può fare la differenza fra la vita e la morte.
Purtroppo le STROKE UNIT nel nostro Paese non sono ancora diffuse in maniera capillare come dovrebbero. Su un totale stimato di oltre 350 STROKE UNIT, ne risultano operative meno di 160, concentrate principalmente nel Nord Italia: nel Sud Italia si muore più di Ictus Cerebrale che di infarto del miocardio proprio perché le Unità di Emergenza Ictus sono quasi assenti.
Una delle cause principali dell’Ictus è la Fibrillazione Atriale, anomalia del ritmo cardiaco più comune al mondo, che colpisce oltre il 20% di persone ultrasessantacinquenni.  La Fibrillazione Atriale è causa di circa 40.000 Ictus l’anno nel nostro Paese, ma con una diagnosi precoce e una cura appropriata, si potrebbero evitare ben 3 Ictus su 4, pari a 30.000 casi.
A proposito di prevenzione, un controllo periodico della pressione e della defibrillazione atriale possono fare la differenza. Così come un’alimentazione sana: secondo una ricerca pubblicata sempre sulla rivista Neurology il rischio ictus diminuisce del 55% consumando pomodori in quantità abbondanti, ma anche ortaggi in generale oltre a meloni e pere.

Tra le diverse conseguenze invalidanti dell’ictus c’è l’Afasia, ossia la difficoltà nel parlare, comprendere quanto detto, letto o scritto. Tuttavia, le lesioni subite non alterano l’intelligenza né la sfera emotiva. Una conseguenza di pari gravità è che spesso le persone che ne sono affette si privano dei rapporti a livello sociale e relazionale, isolandosi.
Consultando il sito www.aliceitalia.org sarà possibile conoscere l’elenco delle iniziative che si svolgeranno in tutta Italia.