venerdì 22 agosto 2014

Torta di carote con farina integrale

Ieri ho provato un esperimento, la torta di carote con sola farina integrale, pochissimo zucchero e non avendo il lievito ho utilizzato un vasetto di yogurt e un cucchiaino di bicarbonato. Il risultato è stato molto soddisfacente, come da richiesta di mia sorella la torta è rimasta molto morbida all'interno :)

Ecco stamattina cosa ne è rimasto!!




Ingredienti: 

  • 300 g carote 
  • 200 g farina integrale
  • 80 g di olio extravergine d'oliva
  • 1 bustina di lievito vanigliato oppure come ho fatto io: 1 vasetto di yogurt bianco magro (125ml) + 1 cucchiaino di bicarbonato
  • 1/2 bicchiere di latte
  • scorza di un limone
  • 30 g zucchero di canna integrale

Procedimento:

Mettere prima gli ingredienti liquidi in una ciotola, aggiungere le carote grattugiate e lavorare bene il composto infine unire le farine, il bicarbonato, lo zucchero e la scorza del limone. Mettere poi il composto in una teglia con carta da forno e infornare a 180° per 45 min.


Buon appetito!!!

Valori nutrizionali per 1 fetta (1/12):
3 g Proteine
7 g Grassi
16 g Carboidrati
 2 g Fibre
142 Kcal

mercoledì 20 agosto 2014

Gomasio al posto del sale: la ricetta

Cercare di ridurre il più possibile l’utilizzo del sale è molto importante per la nostra salute. 

Esso infatti è presente in dosi eccessive in qualsiasi cibo confezionato (sia esso salato o dolce: le merendine confezionate ne contengono moltissimo), negli insaccati e nei prodotti di gastronomia; non bastasse questo a tavola se ne fa un uso sconsiderato arrivando ad utilizzare il sale come una vera e propria droga, sostanza senza la quale nulla sembra avere ‘sapore’. E tutto questo accade nonostante studi di ogni estrazione e provenienza mettano in evidenza la relazione tra il consumo di questo ‘non alimento’ e l’insorgenza di patologie croniche e degenerative.
L’apporto di sodio è infatti correlato ad un aumento della pressione arteriosa. Ridurre il consumo di sale nelle persone suscettibili può diminuire il loro rischio di sviluppare malattie cardiovascolari.
Inoltre, studi epidemiologici hanno evidenziato che la mortalità per cancro allo stomaco è correlata ad un consumo eccessivo di cibi salati!

Riducendo il sale è possibile innanzitutto guadagnarci in salute e scoprire sapori e sfumature degli alimenti prima apparentemente impercettibili.
L’utilizzo in cucina del Gomasio ha proprio questo scopo! Si tratta di un “condialimento” giapponese formato da Goma (sesamo) e Shio (sale) ricco di vitamine, grassi insaturi, sali minerali e piccole dosi di proteine
Il gomasio è inoltre una grande fonte di calcio, un sale minerale utile per le ossa e per la prevenzione dell’osteoporosi.
Aiuta a contrastare la stanchezza, a migliorare la memoria, a limitare nausee ed emicranie inoltre agisce favorevolmente sulle nostre difese immunitarie.
È consigliato come sostituto del sale nelle diete che richiedono un consumo controllato di cloro e sodio, è ideale per chi soffre di ipertensione o disfunzioni ai reni (come calcoli renali, renella). È anche un ottimo integratore nelle diete rigide in cui non vengono apportate quantità sufficienti di sodio e oli vegetali.
Attenzione a chi segue regimi dietetici ipocalorici perchè il gomasio, a differenza del sale, è calorico, proprio perchè contiene sesamo, ma considerando il ridotto quantitativo di condimento che si utilizza al giorno, non dovrebbe sbilanciare troppo la dieta.

Per preparare questo condimento in casa occorrono soltanto due ingredienti, neanche troppo costosi, ovvero:
·         semi di sesamo biologici e sale integrale in proporzione 1 a 10, cioè per ogni cucchiaino di sale, dieci di sesamo tostato, fino ad un massimo di 1 a 20 per chi gradisce il gusto meno salato e più sano.

Come preparare il Gomasio
Lavare sotto l’acqua i semi di sesamo e farli poi asciugare su un tagliere. I semi di sesamo saranno asciutti quando non si attaccheranno alle dita! Procedere quindi alla tostatura usando una padella antiaderente su una fiamma medio/alta facendo attenzione che non brucino, non devono infatti fumare, ma solo scoppiettare e raggiungere un colore dorato.
Una volta raffreddati passarli nel mixer o in alternativa in un macina-caffè. Aggiungere poi il sale integrale e macinare nuovamente.


Conservare il gomasio preparato in casa in un barattolo ben chiuso e una volta aperto riporlo in frigo e consumare entro al massimo 10 giorni.

martedì 19 agosto 2014

Conosciamo meglio il gelato


Ad oggi in Italia e in Europa non esiste una normativa specifica sul gelato ma, per garantire al consumatore prodotti sicuri, nel 1993 l’Istituto del Gelato Italiano ha sviluppato il Codice di Autodisciplina della produzione del gelato industriale che regolamenta le principali tipologie di gelato e le corrette norme igieniche che devono essere rispettate durante la produzione di questi prodotti.

I produttori possono utilizzare  le denominazioni delle tipologie di gelato solo ed esclusivamente se  sono rispettate le relative caratteristiche compositive.

  •  Il gelato al latte per essere tale deve contenere almeno il 6% di proteine lattiere e almeno il 2,5% di grassi del latte. Non possono essere aggiunti proteine e grassi che non derivino dal latte, a meno che non provengano da ingredienti caratterizzanti (come il burro di cacao del cioccolato).

  •  Il gelato alla crema di latte (o gelato alla panna) deve contenere panna, almeno il 2,5% di proteine del latte e almeno l’8% di grassi del latte. Anche in questo caso è esclusa la presenza di grassi e proteine che non derivino dal latte, a meno che non siano contenuti in ingredienti caratterizzanti (come il burro di cacao del cioccolato).

  •  Il gelato alla frutta deve contenere almeno il 15% di succo o polpa di frutta. Fanno eccezione gli agrumi e la frutta esotica, per le quali il codice autorizza a scendere al 10%, e la frutta secca con il guscio (mandorle, nocciole, pistacchio, pinoli), per cui si può arrivare al 5%.

  • I sorbetti di frutta devono contenere almeno il 25% di frutta (15% per agrumi e frutta esotica e 7% per la frutta secca a guscio) e non devono contenere grassi aggiunti.

  • La granita alla frutta deve contenere almeno il 10% di frutta (ridotta al 5% per gli agrumi, la frutta esotica e la frutta a guscio)

  • Se un gelato è definito allo yogurt ne deve contenere almeno il 40%. Se la dicitura è con yogurt”, più del 20%. Il Codice impone che sia fresco e che quindi contenga fermenti lattici vivi.

  •  Il gelato all’uovo e il gelato allo zabaione devono contenere rispettivamente almeno il 5% e almeno il 2,5% di tuorlo d’uovo.

I produttori di gelato industriale che sottoscrivono il Codice di autodisciplina IGI adottano, inoltre, procedure di autocontrollo in tutte le fasi di fabbricazione e confezionamento, finalizzate a garantire la conformità e la sicurezza del prodotto finale.
Caratteristica del gelato confezionato è l’assenza di conservanti mentre possono essere presenti additivi (principalmente con lo scopo di addensare, emulsionare e stabilizzare il prodotto), coloranti e aromi (per dar maggiore sapidità) che risultano comunque sicuri per la nostra salute.
Additivi più usati: lecitine, alginati, carragenina, farina di semi di carrube, gomma di guar, mono e di-gliceridi degli acidi grassi alimentari, sostanze di origine naturale o comunque ritrovabili anche in natura.
Coloranti più usati: curcumina, la riboflavina (anche conosciuta come vitamina B2), i caroteni, l’estratto di paprika, il rosso di barbabietola, gli antociani, il caramello.

Ci sono alcuni fattori che dobbiamo tener presente quando acquistiamo un gelato:
- In un gelato alla crema i primi 3 ingredienti dovrebbero essere latte, panna e uova
- In un gelato alla frutta la frutta deve avere una posizione iniziale e non defilata.


Nei gelati di scarsa qualità i primi ingredienti sono in genere acqua e zucchero, accompagnati da una serie interminabili di “E” (additivi).


Conosci lo zenzero?

Conosci lo zenzero?

Pubblicato da I love Foods a 01:28
Lo Zenzero è una pianta erbacea perenne di cui si utilizzano le radici che hanno un aspetto noduloso color nocciola, un sapore piccante e un profumo pungente, che ricorda il limone.  Ad oggi è la spezia più coltivata ma anche la più studiata.

Lo zenzero è composto per il 78% circa da acqua, dal 16% da carboidrati, 2% proteine, 1,6% zuccheri, 2% fibre alimentari e ceneri. È ricco di oli essenziali, gingerina, zingerone, resine e mucillagini, che conferiscono alla radice le sue proprietà medicinali. È anche un’importante fonte di diversi minerali: calcio, fosforo, sodio, potassio, magnesio, ferro, manganese, zinco e rame.
Può essere consumato sia fresco, che essiccato e polverizzato o in infuso.

Numerose sono le proprietà benefiche dello zenzero, è infatti utile per calmare le nausee in gravidanza o da viaggio, per migliorare la digestione, alleviare il dolore muscolare e articolare, guarire da raffreddore o influenza (è infatti in grado di sciogliere il muco e liberare i bronchi), oppure come potente afrodisiaco.
Un’importante azione dello zenzero è anche quella antinfiammatoria, rendendola la spezia utile per chi soffre di malattie autoimmuni come l’ipotiroidismo!
Per usufruire degli effetti benefici dello zenzero bisognerebbe assumere una quantità compresa tra i 10 e i 30 grammi al giorno ma per beneficiare delle sue proprietà antinausea e termogeniche (aiuta ad accelerare il metabolismo) basta semplicemente masticare un pezzettino di radice fresca all’occorrenza più volte al giorno.
Grazie alla sua proprietà termogenica (produce calore e fa bruciare calorie) lo zenzero è la spezia adatta per chi vuol dimagrire, purché usata nell’ambito di una dieta equilibrata. Favorisce infatti la digestione dei carboidrati e delle proteine ed elimina i gas intestinali!

Ti ho incuriosito? Ecco qualche ricettina che non puoi non provare:

martedì 12 agosto 2014

La mappa della lingua è sbagliata!

Avete presente la "mappa della lingua" dove la base è sensibile all’amaro, i lati colgono aspro e salato e la punta percepisce il dolce?
Bene, è del tutto falsa. 
O, per meglio dire, è frutto di un'errata interpretazione dell’opera di un laureato tedesco, D.P. Haning, pubblicata nel 1901; i suoi esperimenti dimostravano solo che possiamo percepire un poco più di dolcezza sulla punta della lingua.
La realtà è che la lingua umana può percepire ogni sapore in ogni sua più minuta regione dotata di recettori del gusto. I recettori per la dolcezza sono stati identificati in ciascuna delle diecimila papille gustative della bocca ma anche lungo l’intero esofago, fino allo stomaco e al pancreas!


L'errata mappatura del gusto è facilmente smentibile a casa, comodamente seduti nella propria cucina: piazzate un pizzico di sale sulla punta della vostra lingua, e sentirete la sensazione di salato. Il problema è che, secondo la mappa della lingua, la punta della lingua è adibita alla percezione dei gusti dolci.

Innanzitutto i sapori non sono i quattro che conosciamo, ma sono almeno cinque. Il quinto viene definito "umami", ed è stato identificato nel 1908 da uno scienziato giapponese, Kikunae Ikeda. Il sapore umami è molto comune nel cibo giapponese, significa infatti saporito e deriva dall’aminoacido glutammato. Occorre poi dire che a questi cinque sapori si dovrebbe aggiungere (anche se il dibattito è ancora aperto) la percezione del sapore grasso, in particolare degli acidi grassi. Anche se per il grasso non è ancora stato scoperto alcun recettore.

Vi ho distrutto un mito?